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Bari / Protocollo per le esportazioni nei Paesi a religione islamica tra Cia Puglia e Halal Italy

sabato 7 aprile 2012 di Redazione Impresa & Lavoro


bari07apr2012ARI - La Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) di Puglia e Turismo Verde (l’associazione agrituristica della Cia) hanno siglato un protocollo di intesa con Halal Italy con l’obiettivo di incrementare le esportazioni delle imprese agricole pugliesi verso i paesi a religione islamica.

“Abbiamo deciso di siglare come Cia e Turismo Verde un protocollo di intesa con Halal Italy – ha spiegato il presidente della Cia Puglia Antonio Barile - per favorire l’incremento del numero di imprese che possono entrare nel circuito di esportazione non solo dei Paesi dell’area Mediterranea, ma anche in tutti quelli, come la Cina, il sud-est asiatico e l’Europa, dove la presenza di cittadini di religione islamica è molto consistente e il prodotto Halal ha maggiori opportunità di penetrazione commerciale. Stiamo parlando di una popolazione mondiale di 2 miliardi di persone di religione islamica.

L’obiettivo comune è anche quello di promuovere e sostenere la produzione, la valorizzazione e la diffusione dei prodotti agro-alimentari che sono realizzati in Puglia. Inoltre – ha continuato Barile - non è da sottovalutare la richiesta di musulmani che vorrebbero visitare la Puglia per turismo o per affari, e soggiornae presso le nostre aziende agrituristiche. Quest’ultima la riteniamo una chance interessante e da non perdere, soprattutto in un periodo economico così delicato. Insomma il lavoro da incrementare in questo settore è smisurato, considerando le potenzialità di sviluppo commerciale ancora inespresse. I principi della certificazione Halal – ha evidenziato ancora Barile - sono in linea con i principi di tracciabilità, salubrità, sicurezza e legalità. L’adozione di modelli di comportamenti trasparenti da parte delle aziende orientate a tutelare i consumatori, non può che favorire l’export dei prodotti di qualità della nostra Regione.

La certificazione diviene, infatti, un’ulteriore garanzia per il consumatore perché deve essere garantita la tracciabilità: ciò significa che è indispensabile conoscere la provenienza di determinati prodotti, così come richiesto dalle direttive della comunità europea”.

Halal( حلال , Halal, halaal) per i Musulmani significa lecito e prende le mosse da alcuni principi e dogmi della cultura musulmana che sono in linea con i principi di tracciabilità, salubrità, sicurezza e legalità . In Occidente si riferisce principalmente al cibo preparato in modo accettabile per la legge islamica. In arabo la parola intende tutto ciò che è permesso secondo l’Islam, in contrasto a ciò che è harām, proibito (Haram). Il concetto include dunque il comportamento, il modo di parlare, l’abbigliamento, la condotta e le norme in materia di alimentazione. Negli ultimi 20 anni, il mercato Halal, stimato in 9 miliardi di dollari nella sola Europa, e in 5 per il nostro Paese, si è sviluppato rapidamente.

“Il principio generale della religione islamica è quello di proteggersi dal male – dichiara Sharif Lorenzini, presidente di Halal Italy-, dal danno, quindi evitare cibi o bevande che possono essere prodotti in modo non idoneo per la salute e l’integrità. L’attenzione della certificazione si concentra sui cibi e sugli alimenti a base di proteine o grassi di origine animale come tutta la carne, (esclusa quella di maiale totalmente proibita) che va macellata secondo un preciso rituale, ma anche le bevande che non devono contenere alcool e la pasta perché potrebbe essere fatta con un grano contaminato o nocivo. Il prodotto deve essere identificato con il logo Halal International Authority (HIA), che è l’autorità internazionale di certificazione, controllo e sviluppo del mercato Halal. Gli interessati ricevono innanzitutto le Guide Lines della HIA Quality System (HQS) nelle quali sono espresse tutte le linee guida per la certificazione HIA.

In particolare i prodotti e i processi produttivi devono essere conformi alle norme e principi della Sharif Islamica nonché alle normative italiane ed europee in tema di igiene e sicurezza alimentare. In seguito all’ispezione e alle indicazioni scritte dell’ispettore, l’azienda è in grado di mettersi in regola apportando le necessarie modifiche nella produzione. Dal confronto diretto tra azienda e rappresentanza islamica ha inizio una seria collaborazione per ottenere un prodotto di qualità, tipico della tradizione italiana, ma certificato Halal. Non sono pochi i consumatori non musulmani che acquistano i prodotti Halal (certificati HIA) perché ritenuti sicuri e garantiti sotto l’aspetto qualitativo”.

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